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PATRIA - Il trailer
Venerdì 5 settembre, ore 17:00 Sala Perla
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Tre operai arroccati in cima a una torre raccontano e rivivono i passaggi italiani dal delitto Moro a oggi. Dall’alto e da lontano guardano un Paese che non riescono più a interpretare. Dall’omonimo libro di Enrico Deaglio. 
Presentazione diEnrico Deaglio
Nota di regia
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Io mi sento onorato da questo film, in particolare perché sono l’autore del libro da cui è tratto. “Patria” lo scrissi in un anno, chiuso in casa con milioni di sigarette, e il conforto di Andrea Gentile a scrivere le note, a trovare le fonti, a dare gli spunti essenziali. Il titolo era imponente e provocatorio – Patria – e aveva l’ambizione di parlare di quello che era successo all’Italia negli ultimi trent’anni. Il testo era una collezione di notizie, fatti, discorsi, statistiche, con la trovata di metterli tutti al tempo presente, come si fa nei film. “Un tipo entra in un bar… Un ragazzo entra con una borsa in una stazione affollata … Un banchiere vede entare nella sua stanza d’albergo a Londra due strane figure e poi non ricorda più niente … Un giudice a Palermo parla dell’amore per la sua città, nel suo ultimo discorso pubblico prima di saltare in aria….”. L’Italia (la patria, il paese più bello del mondo, oppure ‘sto cazzo di posto in cui viviamo e che non cambierà mai, a seconda degli stati d’animo) è stata tutto questo e mi era venuto in mente di avvertire il lettore: “è come un film di carta”, però non è come quei film americani dove c’è un po’ di kiss kiss e un po’ di bang bang. Qui c’è troppo bang bang, troppa violenza, troppa disperazione. Ed è anche un po’ l’eco delle parole di Primo Levi, “racconteremo ma non saremo creduti”. Io non avevo la più pallida idea però di come tutto questo potesse diventare un film. E’ come fare un film da un dizionario  o da una guida del telefono. Oppure bisognerebbe avere grandissimi mezzi e attori, locations, costumi, comparse, budget illimitati e trasformare tutta l’Italia in un teatro, far rivivere Aldo Moro e i ragazzi che lo uccisero, le masse degli operai licenziati dalla Fiat, le migliaia di morti ammazzati di Palermo. E come si fa? Sarebbe come in quel raccontino di Borges in cui si sviluppa talmente l’arte della cartografia, che la mappa  di una regione copre una provincia; sarebbe come in quell’altro racconto di Borges dove un uomo dalla memoria prodigiosa ci mette un giorno intero a ricostruire il giorno precedente….  Io mi ero limitato a dare un clima generale, di quello che era successo in Italia e lo avevo preso da un altro libro disperato, il “Sotto il vulcano” di Malcolm Lowry, dove il protagonista entra in un giardino dove ci sono oggetti di lavoro che gli sembrano sinistri, appoggiati al muro insieme a un cartello: “Le gusta este jardin? Qu es sujo? Evite que sus hijos lo destruyan”. E poi lo scrittore aveva scritto: “parole semplici, parole semplici e terribili… parole che non producevano comunque altra emozione di un sentimento freddo ed incolore, una bianca agonia, un gelo di agonia…”Felice Farina ha fatto uno splendido lavoro sulla disperazione italiana – ha fatto un film “popolare italiano”, come non se ne facevano più da parecchio tempo. Altro grande pregio: l’ha fatto con pochi soldi. Mi piace quella torre paurosa e monumentale, con la mia città sotto. Salire in alto per guardare, come fanno i suicidi; com’è l’ultima visione degli impiccati.  Mi piace molto la sceneggiatura, i dialoghi, le facce degli attori. Mi piace che la sceneggiatura sia stata scritta da una giovane donna serba. Il montaggio di Esmeralda Calabria è strepitoso. Perché “strepitoso”? Perché ha rotto la barriera tra fiction e repertorio, trasformando la realtà in un sogno e gli avvenimenti reali come quelle immagini che nei sogni veri appaiono come oggetti che risalgono in superficie o poi riscendono come nei gorghi, senza svelarsi completamente, oppure solo per poco tempo, senza parole, nel silenzio. Il film è onirico, le immagini fluttuano, ripetendo l’esperienza che tutto il mondo ha avuto: stare per giorni, per settimane, per mesi di fronte alla televisione a vedere l’areo che entra nella torre, e poi il secondo, e poi la nuvola di terra, e poi gli uomini e le donne che cadono dalle finestre, e poi di nuovo l’aereo, in un loop continuo, senza audio, ipnotizzante; il film è il sogno della nostra storia, visto dall’alto. Comunica vertigini.  Per fortuna i nostri tre compagni di strada, di vita, di stabilimento, alla fine non muoiono. Enrico Deaglio
Il libro da cui è nata l’idea del film l’ho comprato appena uscito, nel 2008, citato da qualcuno in un’ennesima serata di discussioni sull’anomalia politica berlusconiana.Le perplessità si stavano facendo universali,  così come la sensazione di un cambiamento ormai irrimediabile; molti di conseguenza riflettevano, o cercavano di ricordare, cosa fosse successo.Il bisogno di comprendere e di raccontare in qualche modo il Paese si è condensato d’istinto nelle emozioni della lettura, nel racconto di trent’anni di turbinosi cambiamenti    che cercano di rispondere alla domanda che i due personaggi protagonisti si pongono all’inizio del film: “come siamo finiti così?”Un arco di tempo così lungo e denso di fatti importanti non si può raccontare nel tempo di un film : questa regola di buonsenso era l’ostacolo da superare. Ho pensato  di tradire le forme del documentario con un esperimento, inseguendo una traccia un archetipa della mia filmografia preferita, che è la prima parte di Hiroshima mon amour di Resnais.Quel modo di legare i frammenti di repertorio allo svolgersi di un racconto presente, quel tentare di fonderli in una sola cosa sincronizzando le emozioni della memoria storica con quelle dell’azione scenica. Il risultato è confuso, come confuso è l’oceano di ombre e luci della memoria. Durante il montaggio abbiamo scelto di affidarci  sempre più a questa confusione invece di contrastarla; abbiamo evitato  di affibbiare ai personaggi ricordi o evocazioni, e ricercato invece i modi possibili perché fossero questi ultimi a rivelare la loro anima. Felice Farina
PATRIA con:             Francesco Pannofino, Roberto Citran, Carlo Giuseppe Gabardini                            Ispirato all’omonomo libro di Enrico Deaglio, ed. Il Saggiatore, 2010 scritto da Beba Slijepcevich, Luca D’Ascanio, Felice Farinafotografia Roberto Cimattiscenografia Nino Formicasuono Maricetta Lombardomontaggio Esmeralda Calabriamusiche Valerio C. Faggionianimazioni Giuseppe Ragazziniproduzione esecutiva Eduardo Rumoloprodotto e diretto da Felice Farina   Durata:    87’Formato di ripresa:    5k Raw R3dFormato finale:    DcP 2k -  1:2,35Suono:    Dolby 5.1
PATRIA Ogni nemico, visto da vicino, è solo un essere umano come te.Ogni potente, visto da vicino…?Eh no, il potente non si fa vedere da molto vicino.  Ha troppe cose da nascondere. “Ci sono, su un aereo, un tedesco, un francese e un italiano.” Anni fa, certe barzellette cominciavano così. L’italiano era sempre il più furbo. Vinceva sempre lui. La nostra “barzelletta”, un po’ più amara di allora, invece parte così: ci sono, sulla torretta di una piccola industria, tre operai, barricati lì per protesta. Il primo è un sindacalista sfiduciato, il secondo è uno zotico furente di destra, il terzo è un ragazzone goffo, una “categoria protetta”. Il più furbo? No, lui sulla torretta non ci è proprio salito: è il padrone della fabbrica che sta per chiudere. Riaprirà dove c’è più convenienza. Noi restiamo con quelli là sopra, i tre difettosi, illusi, che passano la notte su quella torretta, dove si insultano, discutono, infine avvicinano. E, nell’improbabile attesa che arrivi qualche giornalista, ripercorrono i ricordi di una vita, la nostra memoria collettiva. Li seguiamo attraverso le immagini di repertorio di allora, sul filo dei loro commenti, delle loro idee che fanno a pugni, della loro ironia: il terrorismo, la mafia, l’industria, la politica, la giustizia, le televisioni. Occasioni sprecate, speranze tradite, i poteri che hanno giocato con la vita del Paese. Che poi è anche casa nostra.  Il mattino li riporta sulla terra, senza aver ottenuto nulla, tranne un briciolo di consapevolezza in più e il dono di un incontro umano in una notte fuori dal tempo. Le stesse cose che vorremmo accompagnassero gli spettatori alla fine di questo film, documentario contaminato dalla finzione, che racconta la miseria dei potenti e la ricchezza della piccola gente.
Ninafilm è una società di produzione indipendente nata nel 2006 tra professionisti dell’audiovisivo nel campo della regia e della produzione. Svolge attività di produzione di documentari e film; post-produzione, progettazione e realizzazione di effetti speciali per la cinematografia; formazione nel campo dell’audiovisivo e di ricerca sul’innovazione tecnica. Nell’elenco delle recenti produzioni rientrano: Serie di  documentari da 25’ per la rubrica Geo&Geo, RaiTre; Alcuni filmati industriali per: Fiat Customer Service – Ice/Istituto per il Commercio Estero -  Tils/Telecom Italia Learnig Services; Studio e produzione di 80’ di contenuti in animazione 2d per Codex – Biblioteche digitali della Campania “Vedi Napoli e Poi Muori”, 2007 - film documentario, 90’ – Regia di E. Caria –coproduzione con Metaresearch srl - distribuzione Istituto Luce; “La Fisica dell’Acqua”, 2010film lungometraggio – regia di F.Farina / con P.Cortellesi/C.Amendola/S.Dionisi – produzione NinaFilm – Distribuzione Iris film; “Enciclopedia della storia di Roberto Rossellini”  2011 - package multimediale sull’opera di Roberto Rossellini, per Istituto Luce e Fondazione Rossellini per l’Audiovisivo – coproduzione con Rossellini Film&Tv. “La Versione di Mario” 2012 – film documentario, 94’ per RaiCinema/Istituto Luce -  – Regia di M. Canale, W. Labate, F.Farina – Official selection at 69. Venice Film Festival, 2012
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Ninafilm was founded in 2006 by audio-visual professionals with experience in film directing and production. It works in documentary and film production; post- production, visual special effects planning and realization; audio-visual training and research into technical innovation. Recent productions include: Series of 12 documentaries for Geo&Geo, RaiTre;“Vedi Napoli e Poi Muori”, 2007 – documentary film, 90’ – Regia di E. Caria – co- production with Metaresearch “La Fisica dell’Acqua”, 2009 feature length, 87' – directed by F.Farina / con P.Cortellesi/C.Amendola/S.Dionisi  Official selection at Montréal Film Festival, 2010;“Enciclopedia della storia di Roberto Rossellini” 2010 – multimedia package based on the work by Roberto Rossellini, for Istituto Luce e Fondazione Rossellini per l’Audiovisivo;  co-production with Rossellini Film&Tv.“La Versione di Mario” 2012 – documentary film, 94’ for RaiCinema/Istituto Luce - – Regia di M. Canale, W. Labate, F.Farina – Official selection at 69. Venice Film Festival, 2012
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